Gramercy Tavern: una sosta “esclusiva”

Provate ad immaginare New York in una di quelle giornate in cui non dà il meglio di sé. Calda, umida, trafficata, scontrosa, un po’ sporca. Magari trovarsi a piedi, in giacca e cravatta, trascinando una borsa termica carica di vini, testa e ginocchia cariche di stanchezza. Attraversiamo buona parte di Broadway e costeggiamo Madison Square Park cercando di non farsi tentare dalla prima panchina disponibile. Superato il Flatiron Building inizio a dare segni di cedimento. “Resisti, mancano solo tre blocks” mi rassicura Elena, venditrice di Vias. Arriviamo al Gramercy Tavern al momento giusto. Forte è il desiderio di staccare la spina per qualche minuto e lasciarsi viziare dalle attenzioni di un impeccabile servizio. Già, il servizio dei ristoranti negli USA. Ne vogliamo parlare? Cominciamo dalla hostess (generalmente dotata di bellezza e sorriso disarmanti) che con disinvolta ma mai volgare sensualità accompagna i clienti al tavolo? O dai camerieri estremamente gentili, veloci e disponibili? Che dire dei busboys, sempre pronti a riempire bicchieroni di acqua ghiacciata a tempo di record? Solo una questione di mancia? Non ne sarei così sicuro.

Prima ancora della hostess, ad accoglierci al Gramercy è la voce inconfondibile di Diana Krall in una strepitosa interpretazione live di Cry me a river. Già questo mi toglie dalle spalle una settimana di lavoro. Prendiamo rapidamente posto al bancone. In pochi secondi, come sempre, il bartender diventerà il mio miglior amico. Mentre Allen mi versa un calice di Chardonnay della Sanford Vineyard (California), io ed Elena ci fermiamo a parlare con Juliette Pope (Beverage Director), Kevin Mahan (General Manager) e Scott Reinhardt (Assistant General Manager). Contentissimi del nostro Negroamaro Rosato. Io più di loro dopo aver visto una coppia di clienti ordinarne una bottiglia.

“One more glass of Chardonnay?” mi chiede Allen. Incrocio lo sguardo di disappunto di Elena ben sapendo che ci aspetta ancora tanto lavoro. E’ il mio ultimo giorno negli USA e sto meravigliosamente bene. “Yes, please….”.