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Ich bin ein Berliner!

Dopo anni di frequentazioni teutoniche, sono giunto ad una conclusione. Anzi due: la Germania mi piace molto; Amburgo è una città pazzesca. Magari non presentatevi come ho fatto io con una maglietta “Berlin” e la faccia soddisfatta, soprattutto se decidete di prenotare l’albergo in pieno quartiere St. Pauli. Ho seriamente rischiato di ritrovarmi in piena notte a torso nudo con soli 5°C. Due energumeni carichi di steroidi e di birra mi hanno chiesto “gentilmente” di togliere la t-shirt. Quando ho detto che ero un turista italiano, le loro facce truci hanno lasciato il posto a smorfie e grasse risate al grido di “Bunga Bunga!” e mi hanno lasciato perdere. Avrei preferito essere picchiato….

Amburgo dicevo. Bellissima, elegante, ricca di sfaccettature storiche e culturali. Giovane, colta, aperta al mare come alle persone. Ho trascorso un paio di giorni, troppo pochi per goderla al meglio. E comunque sono stati giorni di lavoro, di degustazioni e di generica presentazione  aziendale. Sempre con la maglietta Berlin addosso. Era diventata una sfida….

Comincia così il mio tour post vendemmiale. Berlino, Amburgo, New York e Denver. Non c’è tempo per riposarsi. Non c’è neanche voglia di farlo in realtà. “L’anima è un registratore che specie di notte non da tregua” cantava Fossati. E noi vediamo di non spegnerla quest’anima. A costo di non dormire più. Non possiamo mica rubarla o comprarne una nuova, giusto?  Chi ci dice poi che ne troveremmo una migliore?

Sono le quattro del mattino. Fra poche ore sarò in giro carico di bottiglie di Salice Salentino e di Primitivo. Il tempo di chiudere il MacBook Air, di spegnere l’iPod, di mettere sotto carica l’iPhone, di sincronizzare la posta con Mobile Me……grazie di tutto Steve.