Il tredicesimo anno di nonna Teresa

Nella classifica dei ricordi d’infanzia, uno dei primi posti è occupato sicuramente dai fine settimana che io, Gianni, Umberto e Luisa trascorrevamo insieme ai nonni paterni. Si percepiva una grande armonia nella loro casa, frutto di un’invidiabile complicità nata poco prima della seconda guerra mondiale e che, dopo varie vicissitudini simili a quelle di tanti italiani di quell’epoca, li ha portati ha trasferirsi nell’amatissimo Salento.

Nonno Gianni, veneziano classe 1907, una quercia di un metro e novanta dal cuore grande come le sue mani. Quelle mani che riuscivano a spaventare i soldati tedeschi quando facevano irruzione nella casa di Imola ma che diventavano un rifugio sicuro per il viso dolce e minuto della nonna. Nonna Teresa, sangue romagnolo, donna di grande carattere e di inesauribile forza d’animo. Immagino ne abbia dovuto attingere a piene mani negli anni della guerra, soprattutto quando una polmonite più vigliacca degli stessi ufficiali tedeschi le portò via uno dei suoi tre figli. Lo zio che non ho mai conosciuto.

Uomini e donne che con grandi sacrifici hanno fatto diventare grande questo paese. Uomini e donne che oggi farebbero fatica a riconoscerlo.

Qualche volta riuscivo a svegliarmi molto presto, giusto in tempo per vedere il nonno prepararsi per andare a caccia, un vero e proprio rituale, e la nonna cominciare a stendere con il mattarello, sul tavolo di marmo bianco, la pasta per le tagliatelle. Quelle ruvide, spesse, leggendarie, secondo me impossibili da replicare. Il nonno rientrava puntualissimo all’ora di pranzo evitando così i sempre temibili rimproveri della nonna. Gli odori di selvaggina e di macchia mediterranea si confondevano con quello del sugo alla bolognese. Erano giornate di festa, soprattutto quando il nonno riusciva a prendere qualche beccaccia distratta. Con grande soddisfazione tirava fuori dal frigorifero una delle sue bottiglie di Negroamaro: “Lo so…lo so….a me piace berlo così. Voi però non ditelo a vostro padre!“. E ci faceva l’occhiolino. Riempiva poi due bicchieri colmi di vino (noi potevamo solo metterci il naso dentro) e ne porgeva uno alla nonna ancora alle prese con il ragù:

Gianni, lo sai che non vado matta per i vini rossi…

Mmmm…fammi vedere se è rimasta qualche bottiglia di rosato…

Vini bianchi non ce ne sono in quel frigo??

Ma dai Teresa, con tutte le uve nere che ci sono qui figurati se adesso mi metto a pensare ai vini bianchi!

Allora chiederò ad Augusto di farne uno solo per me…

Abbiamo appena finito di raccogliere, per il tredicesimo anno, le uve di Chardonnay riservate al Teresa Manara.