Settembre 2001

“Tu dov’eri l’11 settembre?” Quante volte in dieci anni ci siamo sentiti rivolgere questa domanda? E noi rispondiamo sempre, quasi contenti di poterlo fare, aggiungendo magari un dettaglio, un particolare in più per cercare di rendere interessante la nostra storia. In realtà banale. Ma sentiamo il bisogno di raccontarlo, di continuo, come fosse un mantra. Per ricordare. Per dimenticare. Non si sa bene.

Cammino fra i filari di un vigneto per campionare i grappoli di Negroamaro nella solitudine più totale, quella che cerco spesso e volentieri, improvvisamente turbata da una telefonata confusa, da una voce strozzata che mi parla di aerei caduti e di torri gemelle e di attentati e di una New York in fiamme. Lascio cadere a terra la bustina trasparente con gli acini raccolti sino a quel momento e mi infilo in macchina alla ricerca di una televisione.

Entro nell’unico bar aperto in zona e dalle immagini degli aerei che si schiantano sulle torri si capisce che da questo momento nulla sarà mai più come prima. ”Ragazzo, ti sei fatto male?“. “Ehi, dico a te! Ti sei tagliato? Hai bisogno di aiuto?“. Mi giro attonito verso il titolare seduto dietro al bancone del bar e, seguendo il suo sguardo, poso gli occhi sulla mia mano completamente macchiata di rosso. Riesco solo a dire “No…è uva…..Negroamaro….“. “Negroamaro?? Mai visto così colorato in tanti anni! Allora è vero quel che si dice? Sarà l’annata del secolo?“. Non so se si aspetta una risposta, la tragedia che scorre sullo schermo ci fa dimenticare qualsiasi altro argomento, ma uno degli anziani probabili abituali avventori del bar, senza staccare gli occhi dalla prima torre che comincia a crollare, dice laconicamente: ”Oggi sanguina pure il Negroamaro….“.

2001, un’annata difficile da dimenticare. E da ricordare.